Lo abbiamo chiamato “coffee break”!

L’idea di uno spazio dove incontrare i genitori dei nostri bambini è nata da una richiesta soffocata e più o meno consapevole dei bambini stessi, i quali portano a noi, ogni giorno, tutte le emozioni, le sensazioni, le percezioni, i pensieri che ruotano intorno al loro vissuto di individui “speciali”, portatori di difficoltaòào disturbi dell’apprendimento.

Dietro a ogni bambino che noi accogliamo, ci sono mamme e padri pronti a sacrificare ogni cosa per far si che i loro figli possano raggiungere obiettivi importanti a scuola e nella vita.

Nel micro-mondo di ogni famiglia s’incrociano aspettative, speranze, paure, dubbi, insicurezze che non sempre riescono ad avere voce e che restano taciuti fino a diventare macigni. Il peso di tanto sentire si trasmette, come inevitabile corrente elettrica, a ogni bambino che, pertanto, sarà impegnato a trattenere dentro sé, non solo il proprio bagaglio di emozioni, ma anche l’energia trasmessagli inevitabilmente dai suoi più diretti e amati referenti. ed ecco che, mentre ci si adopera nel recupero delle difficoltà, si lavora inevitabilmente sul mondo interiore di ogni bambino in prestito a noi. Tale mondo, del tutto soggettivo e personale, non può che essere intriso, in modo più o meno chiaro e in percentuali variabili, delle impronte emotive che tutti i genitori lasciano sulla pelle dei loro figli.

La richiesta di capire, sapere, sentire insieme meglio e più ancora, arriva pure dai tanti mamme e papà i quali, da osservatori spaventati del “figlio in difficoltà”, sono spesso confusi, arrabbiati, stanchi di tutti i passaggi che servono a etichettare il disagio. A tutti quelli che si sono rivolti a noi è stata data attenzione, sono state offerte indicazioni, rassicurazioni. Di tutti si è provato ad accogliere le paure per farle divenire speranze. Talvolta è stato necessario forzare resistenze e creare nuove consapevolezze. L’esperienza con ogni bambino e con i suoi genitori è stata una vera e propria crescita per loro e per noi. Talvolta un vero successo, calcolato e raggiunto, solo in parte, attraverso il lavoro tecnico che siamo chiamati a offrire; per la restante parte sorprendente e inaspettato, per il carico di emozioni che ne è scaturito e che ha investito il lavoro e la vita di ognuno di noi, fino a condizionarne pensieri e azioni.

Ci è parso indispensabile e forse inevitabile mettere a disposizione uno spazio, solo apparentemente ludico, in cui trattare tutto il mondo emotivo che è emerso o che abbiamo percepito, anche quando tenuto nascosto. Ci è sembrato logico fare in modo che, in un cerchio di sedie e di persone, si trasferissero racconti, esperienze, traspirassero pensieri, paure e sensazioni fino a farcene carico, per poi trovare risposte e pure soluzioni, oppure solo per riconoscerne e condividerne il peso.

Uno spazio, quello voluto, che profumava di caffè e pasticcini, ma dove cibo e bevande erano fermi ad aspettare che ogni nodo emotivo si alleggerisse e si sciogliesse. Ogni racconto, ogni domanda, ogni informazione è sembrata utile a mettere al centro di tutti un pezzo del proprio mondo, a intravedere le inevitabili speranze di successo, che pure sono possibili per ogni bambino inserito nel nostro gruppo di lavoro; a svelare una possibile serenità, che pure sopraggiunge dopo un intervento mirato e specializzato, da realizzare con accanto genitori forti, preparati, informati e consapevoli.

Ognuno degli operatori Re-Start presenti ha procurato, con la propria competenza, con la propria esperienza e con il proprio intuito, un cerotto al dolore raccontato, una carezza alle paure emerse , un rinforzo ai successi raggiunti e descritti da genitori commossi ad altri meravigliati.

Il cerchio è stato il modo più semplice e diretto per tutti i genitori dei nostri bambini, di far parte di un’esperienza comune, di una storia in cui ritrovarsi, riconoscersi e confrontarsi fino a aiutarsi, aiutare, sostenersi e sostenere.

Un obiettivo comune è stato sottolineato con forza, qual è quello di guardare i bambini rispetto alle loro risorse più che ai loro limiti, così da essere pronti a cambiare punti di vista, funzioni e azioni.

Per tutti non è mancato infine un caffè e un pasticcino…ma tutti non avrebbero mai smesso di stare in quel cerchio!

Dott.ssa Filomena Compierchio, Logopedista

Fotografia©Francesco Ciotola

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